L’ergastolo spiegato da un ergastolano: Carmelo Musumeci si racconta

Sessantadue anni, di cui oltre 25 passati in prigione e un fine pena che dice: 31-12-9999. Numeri che non bastano a raccontare la vita di Carmelo Musumeci, definito dalla stampa come ‘il boss della Versilia’. Negli anni ’80 le scorribande contro i clan rivali tra la Liguria e la Toscana fino all’arresto nel 1991 per la morte di Alessio Gozzani, ex portiere della Carrarese coinvolto l’anno prima nell’omicidio di Enrico De Pedis, boss della Banda della Magliana.

Poi il 41bis all’Asinara e l’ergastolo ostativo, quello che non prevede permessi, premi, libertà condizionata. Una semilibertà che arriva in maniera insperata solo a fine 2016, dopo 25 anni in cui l’ergastolano ha letto, scritto otto libri – il nono è in uscita – e si è laureato più volte dopo essere entrato in carcere con la licenza elementare. Adesso Carmelo Musumeci è in prima fila per denunciare la natura disumana del 41bis e per sensibilizzare gli altri detenuti ad avere coscienza dei propri diritti.

La mattina esce per andare a prestare servizio volontario presso la Comunità Papa Giovanni XXIII e la sera rientra nel carcere di Perugia. In una pausa ha deciso di raccontare la sua vita a Prometeo Libero.

 

Dopo una condanna all’ergastolo dove si trova la forza per laurearsi, scrivere libri e denunciare gli aspetti controversi del nostro sistema giudiziario?

“Quando finisci al regime carcerario duro o ti impicchi o cerchi di reagire, io ho tentato la seconda strada a partire da quei pochi libri che avevo a disposizione. Una sopravvivenza che senza l’amore dei miei figli e della mia compagna forse non ci sarebbe mai stata.”

 

Qual è stata la tua esperienza con l’ergastolo ostativo?

“L’ergastolo ostativo nasce nel 1992 dopo le stragi di Falcone e Borsellino e prima di un decennio né detenuti né avvocati si sono potuti rendere conto degli effetti. Personalmente l’ho scoperto nel 2004 quando avevo raggiunto i tempi tecnici per ottenere un permesso. La risposta del Tribunale è stata: se non collabori con la giustizia, nessun beneficio.”

 

Perché allora non collaborare con la giustizia?

“Spesso di sceglie di non collaborare per preservare l’incolumità dei propri cari, non per la connivenza con dinamiche criminali di cui non si fa più parte. Tanti collaboratori di giustizia hanno usato la propria collaborazione solo per uscire dal carcere e non per un reale pentimento o per un senso di colpa.

 

Quali sono gli insegnamenti di vita che hai imparato in carcere e che non avresti appreso se in galera non ci fossi stato mai? 

“Il carcere è solo dolore e sofferenza ed è distruttivo per te e per chi ti sta accanto. Io ero un delinquente e andavo fermato, ma è l’assenza di un percorso rieducativo quello che distrugge un detenuto e che nega davvero la possibilità di redimersi. Molti giovani ergastolani ostativi che hanno passato la maggior parte della propria vita in carcere non è che non vogliono cambiare, non ne hanno la possibilità. La verità è che manca la volontà di recuperare molte tipologie di detenuti, soprattutto quelli mafiosi”.

 

Chi sono gli avversari più acerrimi dell’abolizione dell’ergastolo ostativo?

“Quando ero in carcere il mio attivismo contro l’ergastolo era visto di cattivo occhio principalmente da due categorie. Nella prima c’erano alcuni mafiosi di spessore, timorosi che senza l’ergastolo ci sarebbero state parecchie diserzioni e molti giovani affiliati sarebbero usciti dai ranghi e da quel tipo di cultura. Nella seconda c’è la politica che spesso ha bisogno di un capro espiatorio su cui puntare il dito. Paradossalmente Stato e anti-Stato su questo fronte hanno una convergenza.”

 

Quali sono le cose più inumane e odiose del 41bis?

“Ad esempio il fatto che i figli che vanno a trovare i genitori non possono toccarli. Non ci si rende conto che è anche questa disumanizzazione che contribuisce a formare i mafiosi di domani.”

 

Perché la politica è così disinteressata alla questione carceraria?

“Con una provocazione potremmo dire che certa politica assomiglia molto a un certo tipo di cultura criminale, coltiva interessi e segue schemi analoghi. Essere garantisti e dichiarare di voler eliminare l’ergastolo fa perdere voti, dire ‘buttiamo via le chiavi’ ne fa guadagnare parecchi”.

 

Che opinione hai del Ministro della Giustizia Andrea Orlando?

“Il Ministro Orlando è uno dei migliori ministri che l’Italia abbia mai avuto ma non credo che riuscirà a contrastare gli effetti collaterali dell’ergastolo ostativo. Quando non era ministro era contrario all’ergastolo, quando l’ho incontrato al carcere di Padova mi ha detto che i tempi non sono maturi. Insomma, il tema è complesso.”

 

Sei entrato con i vinili e sei uscito con Youtube e gli MP3. Quale sviluppo della tecnologia ti ha entusiasmato di più? 

“Il telefonino! La mattina mi dà la possibilità di dare il buongiorno alla mia compagna e ai miei figli. Una cosa che avevo sempre sognato in carcere perché avevo solo una chiamata a settimana. Ma resto perplesso quando sto in treno e tutti stanno fissi sul telefono.”

 

Tra il rumore delle chiavi e l’orizzonte bloccato da un muro, tra la libertà e la detenzione come cambia la percezione dei sensi?

“La prospettiva è la cosa che mi colpisce di più, quando vado in treno non riesco a smettere di guardare fuori dal finestrino. In cella sviluppi una capacità visiva che ti fa vedere bene da vicino ma poi quando esci e vedi un panorama ritrovi la tua vista peggiorata. L’udito invece si sviluppa molto, visto che in cella impari a cogliere ogni piccola sfumatura, dal topo che cammina alle voci esterne.”

 

Quali sono gli obiettivi di Carmelo Musumeci per i prossimi 25 anni?

“Non dimenticare mai i compagni che sono ancora in cella e tentare, nel mio piccolo, di portare avanti battaglie per una detenzione dignitosa e rieducativa. Prima di morire spero di vedere solo pene che abbiano un inizio e una fine.”

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