La storia di Pietro Ioia e dei detenuti organizzati napoletani

L’ex D.O.N. è un’associazione che riunisce alcuni ex detenuti campani che tentano di ritrovare un posto nella società dopo la detenzione. A guidarla è Pietro Ioia, 22 anni di carcere molti dei quali per traffico internazionale di stupefacenti. “Andavo in Sudamerica a prendere la cocaina – racconta a Prometeo Libero – ma oggi lotto affinché gli ex detenuti napoletani trovino un lavoro e una nuova dignità sociale”. Celebre il suo racconto della Cella Zero, la stanza delle torture di Poggioreale dove avvenivano violenze e prevaricazioni. I suoi esposti e il suo attivismo hanno scoperchiato il Vaso di Pandora e hanno portato al rinvio a giudizio di alcuni agenti. Tra qualche settimana uscirà il suo libro, “Cella Zero”.

 

Pietro, cosa ti ha spinto a fondare un’associazione per far trovare lavoro agli ex detenuti?

“L’associazione nasce qualche anno dopo un episodio che mi è capitato a Modena. Ero uscito dal carcere e stavo per trovare lavoro da carpentiere, una professione che ho imparato proprio in prigione. Ma il lavoro mi è stato negato per la mia fedina penale ed è stato proprio questo rifiuto che mi ha spinto a cercare un riscatto per me e per i tanti ex detenuti che vengono esclusi dalla società.”

 

Nessun aiuto da parte delle istituzioni?

“Poco e nulla. Allo Stato e alla politica non interessa rieducare carcerati che in prigione costano alla collettività 180 al giorno, se facessero lavori socialmente utili costerebbero un quinto. Gli ex detenuti sono affamati di lavoro, molti giovani vogliono uscire dai giri criminali per rifarsi una vita ma non ne hanno la possibilità.”

 

Quali sono le attività dell’ex D.O.N.?

“Al momento siamo 150 ex detenuti che prestano servizio nei vari quartieri di Napoli in base alle proprie capacità. Ci sono idraulici, elettricisti, muratori ma per ora si tratta di lavoretti estemporanei. Poi ci occupiamo in maniera volontaria di pulire le piazze dei rioni per dare una mano al decoro della città.”

 

Torniamo alla tua storia. Quali sono le esperienze più umilianti dell’esperienza carceraria?

“Quando ti devi spogliare nudo, ma anche il fatto di non potersi muovere, una cosa che alla lunga fa saltare i nervi. E poi ci sono le perquisizioni..”

 

..come quelle che hai subito da parte del GOM, il corpo d’elite della Polizia Penitenziaria

“Esatto, io li chiamavo i NOCS, alcuni altri il Gruppo Operativo Mazzate. Quelle due/tre volte all’anno che facevano loro le perquisizioni, chiamate ‘Perquisizioni Ministeriali’, regnava il terrore. Entravano spavaldi in cella, ti dovevi spogliare davanti a loro e veniva distrutto tutto. Le perquisizioni normali duravano un’oretta, quelle del GOM tutta la mattinata. Un incubo.”

 

Com’era il carcere di Poggioreale negli anni ’80? 

“Regnava il caos e la guerra tra la Nuova Famiglia e Raffaele Cutolo. Il carcere era in mano ai detenuti, non comandavano le guardie, avevano paura. I padiglioni potevano contenere 200 persone ma eravamo in 400. Una gestione camorristica del penitenziario.”

 

Quali progetti ci sono all’orizzonte per l’Ex D.O.N.?

 “Tante cose interessanti. Intanto presenteremo un progetto alla Regione Campania come guide per portare i turisti nei quartieri a rischio. Insomma, certe zone di Napoli le conosciamo bene e potrebbero essere tour particolari e interessanti.”

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Pietro Ioia (in mezzo) e alcuni ragazzi dell’ Ex D.O.N.

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