FACCIAMO DEL CARCERE UNA GRANDE IMPRESA

L’Osservatorio Carceri dell’ Unione Camere Penali Italiane è lo strumento con il quale i penalisti monitorano lo stato dei penitenziari del nostro Paese. Un lavoro delicato e prezioso con il quale si visitano le carceri e si denunciano le situazioni più degradanti per la dignità dei detenuti. Il responsabile è Riccardo Polidoro, noto penalista campano, che nel 2003 ha fondato “il Carcere Possibile” , Onlus della Camera Penale di Napoli, con l’obiettivo di avvicinare l’opinione pubblica alle problematiche della detenzione. A Prometeo Libero racconta i problemi delle carceri italiane e alcune soluzioni per risolverli.

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Riccardo Polidoro ritratto da Livio Patriarca per Prometeo Libero

Le visite nelle carceri sona tra le attività più importanti dell’Osservatorio. A parte il sovraffollamento, quali sono le problematiche urgenti e particolarmente gravi che non riescono a trovare spazio sui giornali?

“I problemi sono innumerevoli , dai pochissimi educatori, psicologi, agenti di polizia penitenziaria, alle questioni sanitarie. La magistratura di sorveglianza non effettua tutti i controlli che dovrebbe fare perché oberata di lavoro. In pochissimi casi abbiamo riscontrato visite costanti dei Magistrati. Importantissima la presenza del volontariato . Se non ci fossero i volontari in carcere non si farebbe nessun tipo di attività.”

 

La sentenza Torreggiani* che cosa ha comportato nella pratica?

L’ obbligo per il nostro Paese d’intervenire sul sovraffollamento. Ma ciò è avvenuto con provvedimenti tampone e non strutturali. Il sovraffollamento é stato risolto solo parzialmente e ormai da tempo abbiamo un trend di crescita delle presenze. L’Europa ha già espresso nuove critiche. Tra le varie censure della Torreggiani vi era anche quella dei metri quadri insufficienti delle stanze di pernottamento , le c.d. celle e l’amministrazione penitenziaria è stata costretta, ove possibile, a tenere aperte le stanze durante parte della giornata . Ciò avrebbe dovuto consentire ai detenuti di svolgere attività di lavoro, di studio e di socializzazione, ma, nella maggior parte dei casi , tale apertura ha dato solo la possibilità di passeggiare lungo il corridoio del reparto e incontrare gli altri detenuti.

*è la sentenza della Corte europea dei diritti umani che ha punito l’Italia per la condizione di vita nelle carceri del nostro Paese. Tra le varie cose, si è condannato la possibilità che i detenuti abbiano meno di 3 mq a persona

 

Quali sono le possibili soluzioni?

“L’amministrazione penitenziaria potrebbe essere la più grande impresa italiana. Ha l’amministrazione centrale a Roma , il DAP, che potrebbe essere la sede legale, ci sono 11 provveditorati regionali che potrebbero essere le filiali e oltre 200 istituti su tutto il territorio che potrebbero rappresentare gli stabilimenti. E soprattutto oltre 50mila detenuti che sarebbero i dipendenti ed enormi spazi all’aperto inutilizzati.

 

La detenzione basata sulla produzione potrebbe dare grandi risultati ?

“Esatto, se l’amministrazione penitenziaria basasse tutto sul lavoro vi sarebbero grandi risultati, sia dal punto di vista delle risorse , sia per la formazione professionale dei detenuti e sarebbe rispettato il dettato costituzionale dell’articolo 27, che prevede il trattamento dei detenuti. Questa è la strada da perseguire e alcune piccole realtà dimostrano di saper produrre cose di qualità. Penso a Milano Bollate e ad altre strutture in cui si producono prodotti dolciari di altissimo livello. Ma l’opinione pubblica fa fatica a superare i pregiudizi.”

 

Come si fa a far capire all’opinione pubblica che i detenuti non sono mostri?

“Lo dico sempre, prima di rieducare i detenuti dovremmo educare l’opinione pubblica. Purtroppo la gente pensa che buttando la chiave si risolvano tutti i problemi. Ma non è così. Come Camere Penali abbiamo proposto al Ministero della Giustizia una pubblicità progresso sul senso della pena, perché è importante entrare nelle case e spiegare le ragioni per destinare maggiori risorse alla detenzione. Risorse finanziare, di uomini e mezzi, ma anche nuove idee per un’esecuzione della pena conforme alla legge .

 

Per un detenuto finire in un carcere piuttosto che in un altro può essere determinante. Quali sono tra i penitenziari nazionali quelli più problematici?

“Sono molte le strutture problematiche. Poggioreale dopo la Sentenza Torreggiani aveva 1500 detenuti, ora ne ha oltre 2100 e giorno dopo giorno le presenze crescono. Non ha spazi per consentire a tutti lo studio, il lavoro e manca il personale. Ma questi problemi riguardano la maggior parte degli istituti. Vi sono poi gravissimi problemi strutturali. Penso a Sollicciano, a Firenze, un istituto relativamente nuovo, dove vi sono infiltrazioni dal tetto ed é crollata parte del muro di cinta”.

 

L’indulto o l’amnistia possono rappresentare una soluzione?

“Sono la soluzione necessaria quando il sovraffollamento non consente il rispetto delle norme. In Italia dovrebbero essere costantemente emanati. Se dopo la Torreggiani ci fosse stato l’indulto, probabilmente si poteva intervenire con modalità più concrete ed efficienti. In linea di principio, invece, sono contrario, nel senso che sono istituti emergenziali che allontanano ancora di più l’opinione pubblica dalle vere soluzioni per risolvere le problematiche legate alla detenzione. La verità però è che il nostro Paese è in continua emergenza ed allora ha l’obbligo morale di concedere l’indulto.

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