“Se tutto diventa mafia nulla è mafia” intervista all’avvocato di Carminati

A tre anni dall’operazione Mondo di Mezzo, un bilancio su una delle vicende giudiziarie più complesse degli ultimi anni e che ha visto sul banco degli imputati vecchi criminali, politici, imprenditori: Mafia Capitale. Non c’è mafia e ci sono due associazioni a delinquere, ha specificato la sentenza di primo grado che ha smontato (per ora) l’impianto accusatorio della Procura di Roma. Procura che, a inizio mese, nei motivi di appello ha attaccato duramente il Tribunale di Roma per non aver ritenuto quella di Buzzi e Carminati ‘mafia’, segno che i giudici sono stati vittime- si legge – “dei più diffusi stereotipi in materia di mafia, secondo i quali la mafia è solo quella con la coppola e la lupara, quella che spara e uccide ovvero è quella che parla calabrese o siciliano”.

Tre anni dopo l’arresto di Massimo Carminati e due dall’inizio del Maxiprocesso di Mafia Capitale, Prometeo Libero ha intervistato l’avvocato di Carminati, Giosuè Naso, classe 1947, un fiume in piena su fatti di cronaca recenti (Liceo Virgilio) e passati (omicidio Pecorelli) con stilettate velenose sul clan Spada “delinquenti beceri e borgatari” e su Maurizio Abbatino (‘Il Freddo’ di Romanzo Criminale) e Antonio Mancini (Accattone), ex della Banda della Magliana definiti degli “straccioni”.

Giosue Naso
Giosuè Naso ritratto da Livio Patriarca per Prometeo Libero

 

Se l’esito del primo grado si dovesse confermare anche nei prossimi gradi di giudizio, cosa dirà alla storia la vicenda di Mafia Capitale?

“Nei motivi di appello ho scritto che questo processo è un tentativo di manipolare una realtà relativa al sottobosco politico amministrativo delle istituzioni comunali dove c’è malaffare ma non mafia. È stata fatta una banalizzazione del concetto di mafia che finisce per favorire la mafia, quella vera. Se tutto diventa mafia nulla è mafia.”

 

In quali altri fatti di cronaca ritiene che il concetto di mafia sia stato usato con disinvoltura?

Guardi, pensi al caso del Liceo Virgilio e alle dichiarazioni gravissime del dirigente scolastico che ha parlato di mafiosità e omertà tra gli studenti. L’enormità di queste affermazioni confermano quello che ho detto qualche istante fa. Se questo concetto si usa per ragazzate di studenti 14enni, per i mafiosi veri che cosa si potrà dire?

 

Gli Spada e i Casamonica sono mafiosi?

Assolutamente no, è un’opera di iper valutazione delle loro capacità criminali che finirà per favorire gli stessi Spada e gli stessi Casamonica e li convincerà di essere quello che non sono. Si tratta di borgatari beceri e delinquenti che hanno nelle proprie corde l’usura e il traffico di droga ma nulla più, per sconfiggerli bastano misure ordinarie non straordinarie. Sono e restano delinquenti di borgata riabilitati dai media.”

 

In questa macchinazione di cui lei ha parlato, quanto conta secondo lei il passato di Massimo Carminati?

 “Molto e per spiegarlo dovrò fare ricorso a un’illazione e a un tuffo nel passato: Massimo Carminati, da morto, sarebbe stato l’autore ideale della strage di Bologna. Negli anni di piombo un certo filone di pensiero considerava erroneamente Massimo Carminati come colui che aveva sostituito Alessandro Alibrandi, NAR ucciso in un conflitto a fuoco nel 1981. Morto Alibrandi bisognava trovare un’altra icona e chi meglio di Carminati avrebbe potuto prendere il suo posto? Poi Carminati fu vittima della sparatoria al valico del Gaggiolo dove un poliziotto gli sparò in pieno volto mentre si stava tranquillamente consegnando. Un episodio che rafforza la mia illazione iniziale. Questa favolistica non l’ha mai abbandonato e da quel momento in poi Carminati è diventato un simbolo di contrapposizione allo Stato.”

 

La criminalità romana ha tra le sue caratteristiche un’alta dose di sbruffoneria. Vantarsi di certi legami e gonfiare alcune situazioni è tipico della romanità, tanto che lei ha definito gli imputati “quattro cazzari”…

“Esatto, il romano spesso presenta se stesso al cospetto degli altri in maniera cialtronesca. I tre magistrati che hanno rappresentato l’accusa non sono romani e prendere certe esternazioni come oro colato crea una realtà distorta. Purtroppo la sentenza ha rispecchiato quest’equivoco e ha dato alle intercettazioni un valore maggiore rispetto a fatti successivi che addirittura smentivano la veridicità delle affermazioni fatte nel corso delle conversazioni intercettate.”

 

Un esempio?

“Per esempio alcune conversazioni di Buzzi avvengono dopo che la gara d’appalto era stata eseguita e assegnata e in cui sarebbe stato inutile adoperarsi per qualcosa di già definito. In quei casi siamo chiaramente in presenza di millanteria”

 

Bisogna anche dire che per una Procura in generale è difficile capire il confine tra la frase cialtrona e la trama criminale..

“All’inizio è difficile ma in determinate situazioni ci si dovrebbe arrendere davanti all’evidenza dei fatti e riconoscere la falsità di certe affermazioni. Poi mi creda, Massimo Carminati e Riccardo Brugia erano perfettamente consapevoli di essere videoregistrati. L’ho sentito dire da loro decine di volte, con frasi del tipo ‘mettiti bene in posa’ o altre che dimostravano la propria consapevolezza anche con quegli atteggiamenti molto romani e inclini al cazzeggio a cui facevo riferimento prima.”

 

Questa consapevolezza ossessionava Carminati o non se ne curava più di tanto?

“Più che ossessionato era esasperatamente accorto , tanto che per dirmi cose ritenute importanti mi pregava di uscire sul pianerottolo per il timore che nel mio studio ci fossero cimici. E visto che una volta ho trovato una cimice nell’ascensore quei timori non sembravano così infondati..”

 

Sull’assoluzione di Carminati nel omicidio Pecorelli ha qualche riflessione da fare?

 “Anche in quel processo l’accusa era ridicola, basata sulle chiacchiere degli straccioni della Banda della Magliana come Abbatino e Mancini. Lì siamo andati avanti quattro anni e mezzo e alla fine Carminati è stato assolto in primo grado, in appello e in Cassazione.”

 

Lì Andreotti in primo grado fu assolto ma in appello fu condannato a 24 anni di carcere..

 “Una sentenza vergognosa, basata sul nulla, con chiare sfumature politiche. Un’operazione studiata a tavolino per impedire la sua elezione alla presidenza della Repubblica, credo di conoscere anche il nome di uno dei magistrati che si è prestato per la realizzazione del disegno ma è meglio che me lo tenga per me.”

 

Massimo Carminati è stato al 41bis dalla vigilia di Natale del 2014 fino all’estate scorsa, oltre 2 anni e mezzo di carcere duro. Rispetto agli inizi l’ha trovato provato per l’esperienza carceraria oppure ha retto bene un regime carcerario così complicato?

“Tutto sommato è riuscito a reggere abbastanza bene i 32 mesi di carcere duro, anche grazie al suo temperamento. Devo però riconoscere che negli ultimi due colloqui a Parma ho notato segni di stanchezza”

 

Sul fronte personale Carminati s’è arrabbiato per il nomignolo ‘er cecato’ con cui spesso è stato definito sui giornali?

 “Né adesso, né in gioventù nessuno ha mai chiamato Massimo Carminati ‘er cecato’. Si tratta di un’invenzione di Lirio Abbate che immagino sia stata coniata per esigenze narrative e che non ha nessuna attinenza con la realtà, visto che Carminati sia in ambenti criminali che in quelli dell’estrema destra è sempre stato trattato con rispetto e senza riferimenti espliciti o impliciti alla sua menomazione.”

 

Lei a margine della sentenza di primo grado ha detto “magari questi fossero i delinquenti di cui Roma si deve preoccupare”. Chi sono i delinquenti che dovrebbero destare maggiore preoccupazione?

“Questa domanda è un po’ imbarazzante, le posso dire che a mio parere se le istituzioni locali a riuscissero ad avere un rapporto più sano con i costruttori e con il Vaticano forse avremmo una città con meno problemi economici, più ordinata, più pulita e con meno malcostume.”

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