“La testata? Colpa dell’ignoranza” intervista ai legali di Spada

Quello della mafia è un tema caldo a Roma. Dopo le vicende legate a Mafia Capitale e a Carminati – che Prometeo Libero ha affrontato col suo avvocato – il problema del confine tra criminalità e mafia si ripresenta con Roberto Spada. Lo scorso 9 novembre, infatti, la sua aggressione ad un giornalista di Nemo è diventata un caso a livello nazionale e ha portato al suo arresto. Il Gip della Procura di Roma lo ha motivato evidenziando, nel gesto, la forza intimidatoria e la violenza che caratterizza il metodo mafioso.

Il 23 gennaio è fissata l’udienza preliminare nella quale si deciderà il rinvio a giudizio di Spada e Prometeo Libero ha deciso di trattare il suo caso con i legali che ne stanno seguendo la vicenda processuale. Ha risposto alle nostre domande l’avvocato Lucia Gargano, collaboratrice e sostituto processuale dell’avvocato di Roberto Spada Angelo Staniscia.

 

 

Avvocato, iniziamo da una domanda un po’ brutale: Roberto Spada è un mafioso?

“Dagli atti processuali no, da legale per definire ‘mafiosa’ una persona ho bisogno che ci sia una sentenza passata in giudicato e non c’è nulla di tutto questo. Pur conoscendo la famiglia, questo è il primo processo in cui l’avvocato Staniscia difende Roberto Spada, che come precedente ha un solo furto negli anni ’90”

 

Lei ha ravvisato un’ossessione della Procura di Roma sull’attribuire la patente di mafiosità a molte dinamiche criminali che avvengono nella Capitale?

 Sì, il clima è da caccia alle streghe. Alcuni suoi membri sono stati imputati in reati come l’estorsione ma non c’è nessun procedimento che riconosca come “clan” la famiglia Spada.

 

Ci fa un esempio di questa caccia alle streghe?

“Possiamo prendere come esempio l’inchiesta ‘Sub Urbe’, sull’occupazione sulle case abusive. Lì è stata contestata un’estorsione aggravata per il metodo mafioso su dinamiche che purtroppo riguardano tutta Roma. Gli Spada di certo non sarebbero i primi ad aver fatto una cosa del genere e l’attribuzione del metodo mafioso sembra cucito solo per il cognome che portano.”

 

Sì ma a Ostia c’è o no un racket degli alloggi popolari gestito dagli Spada?

“Quello che è emerso dal processo è che questo controllo ce l’avevano altri e la Procura sostiene che poi sono intervenuti gli Spada e hanno cercato di togliere questo controllo..”

 

Chi sono questi ‘altri’? 

“Collaboratori di giustizia che fino al giorno prima avevano più processi degli Spada e non hanno collaborato per effettivo pentimento ma perché messi alle strette.”

 


Quando abbiamo intervistato l’avvocato di Carminati, Giosuè Naso, ha definito gli Spada “borgatari beceri e delinquenti che hanno nelle proprie corde l’usura e il traffico di droga ma nulla più”. Cosa ha pensato quando ha letto questa frase?
 

“L’avvocato Naso è noto per la sua schiettezza (sorride). Sono persone che non hanno una grossa cultura e da lì deriva la testata di Roberto Spada. Se avessero provocato me o un’altra persona sicuramente non avremmo reagito in quel modo. Sul fatto dell’usura sicuramente c’è qualcuno della famiglia che ha avuto dei processi ma non bisogna generalizzare. Alcuni di loro hanno commesso dei reati, ma come in un’ipotetica famiglia Rossi.”

 

 

Per par condicio le giro la stessa domanda che ho rivolto al legale di Carminati: quella dell’ex NAR è mafia?

“Secondo me no. Non conosco nello specifico la posizione di Carminati, ma ho avuto modo di leggere l’ordinanza cautelare e la sentenza e sono d’accordo sulla non mafiosità. Sicuramente nella vicenda ci sono dei fenomeni delittuosi ma considerarli mafia è troppo.

 


È possibile che qualche membro del clan Spada in futuro, per via dell’incriminazione per mafia di Roberto  Spada, possa sentirsi un mafioso di spessore ed esasperare il clima di Ostia?

“Può capitare, secondo me sì”

 


All’indomani dell’arresto di Spada è stato gambizzato il nipote di Terenzio Fasciani e la porta dell’appartamento di Silvano Spada è stata crivellata di colpi d’arma da fuoco. Che deve pensare un cittadino di Ostia? Mafia no, ma una guerra tra bande sì?

“Io sono convinta che tra i due episodi non ci sia connessione. Un collegamento fatto in maniera improvvida forse perché gli episodi sono avvenuti in modo ravvicinato. Abbiamo querelato Il Messaggero perché diceva che i colpi d’arma da fuoco contro la porta degli Spada erano un avvertimento al boss per fargli mantenere il silenzio. Una ricostruzione fantasiosa che ignora le ragioni per cui Roberto Spada è stato arrestato, ovvero la testata al giornalista.”

 

Nel giugno del 2016 il fratello di Roberto Spada, Romoletto, viene condannato a 10 anni per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Nel gennaio 2017, per Armando Spada, cugino di Romoletto, i giudici hanno disposto una pena di 6 anni per corruzione con aggravante del metodo mafioso. Roberto Spada è estraneo a tutte queste dinamiche?

“Non è stato né indagato né processato, se c’entri io non lo so ma i fatti processuali dicono che non c’entra. Sicuramente sarà stato attenzionato anche lui ed evidentemente è rimasto estraneo. Non è mica detto che uno sappia tutto quello che fa il fratello, che tra l’altro è stato condannato solo in primo grado e il suo caso dovrà essere valutato da altri giudici.”

 

Qual è lo stato d’animo con cui Roberto Spada sta affrontando la sua detenzione nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo?

“La sta vivendo come una forte ingiustizia e come una forma di persecuzione. Lui è convinto che se non si fosse chiamato Spada non si sarebbe trovato lì. Un’altra persona sarebbe stata denunciata a piede libero e processata per lesioni”

 

Lui sta dentro solo per la contestazione del metodo mafioso..

 “Esatto, il reato che gli viene contestato sono ‘lesioni semplici’ perché il giornalista ha riportato una prognosi di 30 giorni. Nella giurisprudenza è un unicum, non ci sono casi analoghi e speriamo che non sia un precedente”

 

Quali sono le vostre prossime mosse?

Anche se l’ordinanza è stata confermata dal tribunale del riesame, abbiamo proposto ricorso in Cassazione sulla sussistenza dell’articolo 7* e si pronuncerà l’8 febbraio. Il resto non si può negare e non lo nega nemmeno lui, consapevole di aver perso la testa in un episodio violento di cui si scusa.”

*art. 7 L. n. 203/1991 sull’aggravante del metodo mafioso

 

Lui è davvero pentito del gesto?

“Prima di essere arrestato ha visto il video e stentava a riconoscersi perché non pensava che sarebbe arrivato a fare una cosa del genere.”

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