Il garantismo nell’informazione: intervista a Marco Taradash

Luigi Ferrajoli definisce il ‘garantismo’ come un modello di diritto finalizzato alla difesa dei diritti soggettivi. Nel processo penale, questo si traduce nella difesa di garanzie processuali quali la presunzione d’innocenza, la parità tra accusa e difesa e la separazione tra giudice e accusa

In Italia, tra i peggiori nemici del garantismo c’è il consenso politico. Partiti e movimenti sono pronti a sacrificare i capisaldi dello Stato di Diritto per ottenere fiumi di voti. Tra le forze politiche non sembra ci sia nessuno all’orizzonte in grado di arginare l’avanzata del giustizialismo.

Al giornali conviene fare titoli e articoli in cui l’iscrizione sul registro del indagati dia l’impressione di essere una sentenza passata in giudicato. Un’esigenza scenica e commerciale che rimane un marchio a fuoco impresso nell’opinione pubblica. Vendere copie spiegando un caso giudiziario dal punto di vista delle garanzie dei diritti degli indagati è quasi impossibile.

Insomma, la salute del garantismo nel nostro Paese è fragile e l’informazione – oggi – appare più un veleno che un antidoto. Ma è davvero impensabile immaginare che un approccio giornalistico garantista possa risultare più accattivante delle manette facili per tutti?

Prometeo Libero ne ha parlato con Marco Taradash, politico, giornalista, voce storica di Radio Radicale.

 

 

Perché nel mondo dell’informazione c’è così poca attenzione ai temi legati al garantismo?

Dipende dai periodi storici, con il caso Tortora e in quello di Ferraro e Scattone c’è stata una certa attenzione, ma rimangono casi isolati. Il giustizialismo nell’informazione senza dubbio è esploso dopo Tangentopoli.

 

Per ragioni editoriali?  

Anche, il sostegno alle inchieste delle procure ha permesso di riempire pagine, vendere copie e ottenere milioni di telespettatori. Si è creato un rapporto malato tra cronisti giudiziari e procure.

 

Niente rapporto col pm, niente scoop.

Esatto, quella delle pagine giudiziarie con le procure la definirei una vera e propria dipendenza.

 

Dopo Tangentopoli il concetto di garantismo è stato fuorviato dal lungo scontro tra berlusconismo e antiberlusconismo

È arrivato Berlusconi ed è arrivato l’antiberlusconismo. Erano gli anni in cui la sinistra italiana occupava tutto il campo del giustizialismo e assieme a lei tutta la stampa antiberlusconiana, che ha fatto poca differenza tra il plausibile e il vero. Un clima che ha lasciato pochissimo spazio alle voci del garantismo.

 

C’è qualcosa di strutturale nella poca propensione al garantismo dell’opinione pubblica italiana?

Di strutturale c’è l’assenza di cultura liberale in politica come tra i professionisti dell’informazione. Su questo fronte la televisione ha avuto una parte rilevante, visto che l’accusa buca lo schermo, la difesa no. Il fascino di quelli che dicono di smascherare casi occulti, o presunti tali, è stato sempre molto forte.

 

Esiste anche un problema di preparazione dei giornalisti che affrontano fatti di cronaca?

I problemi riguardano essenzialmente la preparazione nell’esercizio della cronaca e un background culturale liberale. In Italia i giornalisti d’inchiesta più famosi sono quelli che ricevono prima degli altri dalle procure le notizie segrete sulle inchieste.

 

L’attuale governo Lega-M5S potrebbe smuovere le coscienze in chiave antigiustizialista? 

Paradossalmente sì, più il Paese si sposta verso una destra non democratica, più rinasce un sentimento di difesa della liberal democrazia. Ma il rischio che prevalga l’unione del potere politico del governo con la parte giustizialista del Paese è molto alto.

 

Alcuni anni fa, il senatore del M5S Michele Giarrusso ha evocato la pena di morte per i corrotti. Ora il Governo ha intenzione di introdurre il referendum propositivo senza quorum. Lo Stato di Diritto è in pericolo?

Andiamo verso la distruzione della democrazia rappresentativa, come del resto è scritto da sempre nei documenti del Movimento Cinque Stelle. Rousseau è uno dei filosofi del totalitarismo, ha una visione della democrazia diretta che elimina il conflitto e gli interessi particolari. Il Movimento Cinque Stelle e i partiti che si richiamano alla democrazia rappresentativa sono due mondi opposti. Non importa chi siano i portavoce, l’importante è chi filtra la volontà generale e ne garantisca il successo.

 

Cosa ne pensi della fusione della politica grillina con quella leghista?

Quando la cultura totalitaria del M5S si fonde con l’incultura fascistoide di uno più bravo e più forte come Matteo Salvini, si crea una miscela drammatica che può buttar giù i fondamenti costituzionali del nostro Paese.

 

Passiamo al tema-carceri. Stefano Cucchi è stato un detenuto che ha subito violenze quando era nelle mani dello Stato. In quel caso, giustamente, l’opinione pubblica si è schierata dalle parte della sorella. Questo grande risalto mediatico non dovrebbe spronare i media a raccontare con maggiore attenzione i casi di violenza che riguardano le persone ristrette?

È molto difficile, a meno che non succeda qualcosa di eclatante. Le stesse torture di Bolzaneto non hanno avuto lo spazio che avrebbero meritato. Quello di cui non parla nessuno è la vita all’interno delle prigioni, un tema che si legge solo su alcuni giornali ma che è sostanzialmente ignorato dagli altri.

 

Dubbio, Manifesto e Avvenire

Sì, senz’altro Il Dubbio, Avvenire guarda le cose dal punto di vista dell’espiazione della pena in vista della riabilitazione e poi c’è Il Manifesto, che sin dagli anni del terrorismo non ha mai perso i connotati garantisti.

 

Tu sei una voce storica di una radio che rischia di morire. C’è qualche speranza che Radio Radicale possa sopravvivere?

Al momento i presupposti non ci sono, visto che il dimezzamento dei fondi andrebbe a compromettere l’attività giornalistica. Vogliono spegnere la voce di Radio Radicale, del Manifesto e di Avvenire, tre voci piccole ma di opposizione. Non ci deve essere spazio per le voci contrarie, una logica che temo verrà estesa anche alle strutture portanti dello Stato di Diritto.

 

La galassia radicale ha le forze per difendere la sua radio?

 I radicali sono sempre sorprendenti e non escludo che qualcosa avvenga. Nel mio piccolo farò di tutto per difenderla.

 

Se tu oggi dovessi spiegare a un ragazzo nato nel 2000 l’importanza delle battaglie radicali, cosa gli diresti?

Prima delle battaglie radicali, c’era un Paese in cui la tradizione più restrittiva e le leggi che ne erano espressione ti avrebbero impedito molte cose. Oggi tu ti senti libero e vivi in un mondo in cui puoi respirare l’aria come meglio credi. Un ossigeno che è arrivato grazie alla ventata di libertà portata in Italia da Marco Pannella.

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