L’Italia sovranista del 2019 vista da Bettino Craxi: intervista a Stefania Craxi

Stefania Craxi è una donna combattiva. Da decenni difende la memoria del padre con ogni mezzo possibile: da parlamentare, attraverso i media e tramite la Fondazione Craxi, nata per promuovere attività culturali, politiche ed editoriali.

L’Italia sta vivendo una fase politica molto particolare. Il Mediterraneo è in fiamme e il caos libico rischia di provocare una crisi umanitaria senza precedenti. Sul fronte interno, il governo Lega-Movimento Cinque Stelle sta cercando di dare all’Italia un’impronta sovranista. Per alcuni un tentativo di riscatto nazionale, per altri un pericoloso isolazionismo. Nel frattempo la corruzione e gli scandali politici continuano a dilagare come se la grande pulizia di Tangentopoli, in fondo, non abbia purificato la politica italiana. Con la differenza che all’epoca i soldi illegali si utilizzavano prevalentemente per il partito, oggi per fini personali.

Cosa direbbe Bettino Craxi se vedesse quest’Italia del 2019? Come giudicherebbe la sua politica estera, il nuovo corso politico con i suoi nuovi protagonisti? Com’è cambiata l’idea di interesse nazionale da Sigonella all’incontro tra Di Maio e i gilet gialli?

A quasi 20 anni dalla scomparsa del leader socialista, Stefania Craxi – oggi vicepresidente della Commissione Esteri del Senato – ha deciso di rispondere a queste domande e a molto altro in un’intervista esclusiva concessa a Prometeo Libero.

 

Intervista disponibile anche in formato video sul canale Youtube di Prometeo Libero. Un ringraziamento speciale a Elia Buonora per le riprese e il montaggio.

 

Stefania Craxi, in politica estera com’è cambiato il concetto di ‘interesse nazionale’ da Craxi e Andreotti a Salvini e Di Maio?

Craxi guardava alla politica interna sempre tenendo presente il quadro internazionale. Pensava che l’Italia fosse una nazione che dovesse portare il proprio contributo ovunque, non soltanto in situazioni di crisi. Lo faceva nel Mediterraneo ma anche sullo scenario internazionale per contribuire alla pace e al progresso civile e sociale nel mondo. Oggi è il contrario, la politica internazionale sembra solo un riflesso di quella interna. Un grande errore. Mio padre difendeva la sovranità nazionale di un Paese che doveva essere leader nel Mediterraneo. Non il sovranismo micragnoso dell’Italia di oggi, una nazione spaventata e ripiegata su se stessa.

 

Bettino Craxi come avrebbe affrontato l’attuale caos libico?

Se ci fosse ancora lui probabilmente non ci troveremmo in questa situazione nel Mediterraneo. Dopodiché, avrebbe tenuto un profilo alto e svolto un’azione diplomatica insieme a tutti gli attori in campo, con una conoscenza sul terreno che i politici attuali non hanno. Mio padre acquisiva informazioni direttamente, non attraverso le veline dei servizi segreti, che sosteneva essere scritte sempre dal Dipartimento di Stato (USA ndr) e dal Mossad.

 

Cosa penserebbe suo padre di coloro che oggi si professano sovranisti?

Si professano sovranisti ma non sembrano nelle condizioni di difendere gli interessi nazionali. Quindi non penso che avrebbe una buona opinione. Per fare gli interessi nazionali è necessario costruire delle alleanze, strategie politiche di lungo respiro. Valuti lei sei questi elementi fanno parte dell’attuale periodo storico.

 

Cosa manca a suo avviso nella politica estera italiana? Coraggio? Visione? Capacità diplomatica?

Conoscenza e visione. La capacità diplomatica è una conseguenza.

 

L’elezione diretta del presidente della Repubblica è sempre stato un pallino di suo padre. Non crede che in questa fase storica ne potrebbero giovare figure che hanno un’idea poco liberale dello Stato?

Bettino Craxi identificava il presidenzialismo con la grande riforma dello Stato. Io credo sia ancora una riforma necessaria. In questi anni abbiamo visto riforme a ‘spizzichi e bocconi’ che non hanno risposto a un grande disegno riformatore. Quindi credo che il presidenzialismo sia una riforma necessaria ancora oggi.

 

Radio Radicale rischia la chiusura. Si sente di fare un appello affinché quest’emittente storica non venga chiusa e che continui a trasmettere sedute parlamentari

Radio Radicale ha svolto in questi anni un lavoro prezioso per la democrazia, non solo riprendendo le sedute parlamentari ma tutti i congressi, i convegni e le manifestazioni di democrazia che ci sono in questo Paese. Ha un archivio importante per ricostruire la storia della Repubblica. Recentemente sono venuti a seguire un nostro convegno nonostante stiano in un momento molto difficile.

 

Negli anni c’è stato un dibattito molto vivace sull’utilizzo dei soldi delle tangenti, se usati per fini privati o per fini politici. Se lei dovesse spiegare a un 20enne di oggi, che non è vissuto nell’epoca dei partiti pesanti, il perché usare questi fondi per finanziare un partito sia meno grave che per l’arricchimento personale, cosa gli direbbe?

Sono due cose diverse. L’arricchimento personale fa riferimento a un reato che si chiama corruzione. Un reato che, come tale, va provato e condannato. Il fenomeno del finanziamento illegale va inquadrato nel periodo della Guerra Fredda. Nel nostro Paese s’è combattuta una guerra feroce, combattuta con mezzi legali e illegali. Una guerra tra chi voleva tenere l’Italia all’interno dell’Occidente, con il suo sistema di democrazia e libertà, e chi voleva far gravitare l’Italia attorno all’Unione Sovietica. Parlo del PCI, il partito comunista più importante del mondo occidentale. Questo scontro s’è combattuto con tutti i mezzi. Non dimentichiamo che il Partito Comunista Italiano prendeva soldi e ordini da una potenza militare nemica del nostro Paese.A mio avviso la responsabilità del finanziamento illecito era condivisa tra imprenditoria e politica ma va comunque inquadrata in un periodo storico. Craxi ha provato a raccontare la verità agli italiani dall’aula del Parlamento (discorso del 3 luglio 1992 ndr) nella consapevolezza che quello del finanziamento era un problema che andasse sanato per via politica. Ma non confondiamolo con la corruzione. Quella è un’altra cosa.

 

Per l’appunto, il 3 luglio del 1992 suo padre fa un discorso epocale alla Camera in cui denuncia il finanziamento illecito dei partiti e il sistema di corruzione che ne deriva. Perché fare quel discorso nel 1992 e non qualche anno prima quando era Presidente del Consiglio?

Quando era Presidente del Consiglio era ancora in piena Guerra Fredda. È un problema che è stato sottovalutato e certamente si è tratto di un errore. Ma quel sistema esisteva dall’inizio della Repubblica e di certo non l’ha inventato Bettino Craxi che anzi, in quel 3 luglio ha fatto un discorso di verità per chiedere al sistema politico dell’epoca di dare una fine politica alla Prima Repubblica.

 

Se lui avesse fatto questo discorso prima dell’arresto di Mario Chiesa, avrebbe avuto un valore diverso?

Quello di Chiesta era l’arresto di un signore che aveva compiuto un atto di corruzione. Quindi era un ladro, come ci sono in ogni settore. Quando hanno arrestato Chiesa, mio padre lo definì un funzionario di partito infedele. In realtà era il primo atto di un golpe mediatico giudiziario le cui conseguenze le vediamo ancora oggi.

 

Secondo lei l’opinione pubblica aveva un’ostilità nei confronti di questo finanziamento a prescindere dalle campagne mediatiche e giudiziarie. O no?

 No, perché il finanziamento esisteva dall’inizio della Repubblica. Lei pensa che i magistrati di Milano non ne fossero già al corrente? Lei pensa che il sistema politico nel suo complesso non ne fosse a conoscenza? Lo sapevano tutti. Hanno utilizzato il tema del finanziamento illegale per scardinare il sistema politico.

 

Quindi lei dice che la politica ha avuto la colpa grave di non riformare se stessa prima di Tangentopoli?

Assolutamente sì. L’Italia aveva due grandi problemi: un sistema politico che andava riformato e la debolezza del sistema istituzionale. Lei dice: Craxi avrebbe dovuto farlo prima. Vero. Però dal 1979 Craxi ha invocato una grande riforma che investisse tutti gli aspetti del vivere civile, politico, sociale, istituzionale e morale del paese. Mio padre è sempre stato una Cassandra inascoltata e non ha mai trovato una grande maggioranza per poter fare questa grande riforma. Paradossalmente viene additato come chi difendeva il sistema. Lui non difendeva il sistema, lui difendeva il primato della politica.

 

Nel 2012 La Stampa ha intervistato l’ex console americano in Italia Peter Semler. In sintesi, viene fuori che alcuni mesi prima di Tangentopoli Antonio Di Pietro anticipò al console generale americano a Milano che l’inchiesta avrebbe portato a degli arresti e che le indagini erano destinate a coinvolgere Bettino Craxi e la Dc. Qual è stato secondo lei il peso americano nella vicenda di Tangentopoli?

Sicuramente ci sono state mani straniere. Ci sono ancora molte cose oscure che non sono state raccontate, anche perché l’ex console americano oramai è morto. Come l’ex ambasciatore statunitense Bartholomew, anche lui scomparso, che ha adombrato un intervento americano sulla Procura di Milano.

 

Facevano scontare il filo arabismo di suo padre?

Credo che alla radice ci fosse uno scontro tra il potere finanziario e il potere politico. Probabilmente c’era l’idea di colpire l’Europa e l’Italia era l’anello debole. Poi è stata la volta di coloro che si sono mossi per approfittare della situazione. C’era chi voleva prendere il posto di Craxi e chi pensava di comprarsi le aziende di Stato a pochi soldi, cosa che tra l’altro è avvenuta in quegli anni. Poi sì, può darsi che abbia pagato anche il suo sostegno al mondo arabo e alla crescita del Mediterraneo.

 

La carovana di ex socialisti che nei decenni hanno ricoperto, anche grazie al PSI, ruoli apicali in ambito politico e mediatico che poi hanno abiurato sono stati tanti. Quali sono i casi che l’hanno fatta più arrabbiare?

Sono stati troppi. Non mi piace fare nomi e pettegolezzi. Condanno politicamente una classe dirigente che in quegli anni ha dato prova di tradimenti, infingimenti e viltà.

 

Io ora le faccio dei nomi e lei se vuole gli associa una descrizione che a suo avviso li rappresenta meglio. Il primo è un po’ scontato:

 Antonio Di Pietro

 Un piccolo trafficante che si è arricchito con la politica. Basta guardare il suo 740.

Giulio Andreotti

Un uomo che aveva una visione internazionale. Un po’ espressione del potere romano, molto democristiano. Mio padre mi ha sempre riportato che negli anni del governo, quando Giulio Andreotti era suo Ministro degli Esteri, il rapporto è stato di totale lealtà.

Giuliano Amato

Lo smemorato di Collegno (ride). In questi anni ha fatto finta di essere vissuto sulla luna e di non aver avuto nulla a che fare con la storia del Partito Socialista. Con luci e ombre, meriti e demeriti, propri del PSI.

Walter Veltroni

Ha detto che non è mai stato comunista. Effettivamente è sempre sembrato un post-democristiano.

Claudio Martelli

Quella di Claudio Martelli è stata una storia dolorosa. E stato un uomo che ha avuto rapporti di amicizia e confidenza con mio Bettino Craxi e mio padre l’ha sempre aiutato. Quando Martelli è andato in piazza a dire “Voglio ridare onore ai socialisti” è stato un grave errore politico ma un grande dolore umano per mio padre e per tutta la famiglia.

Eugenio Scalfari

È un uomo che nella sua vita ha avuto tanti scheletri nell’armadio. Vista la sua posizione di leadership nel mondo mediatico, nessuno ne ha mai parlato. Il suo giornale, che è un giornale militante, per tanti anni ha agito come un partito e ha fatto danni al nostro Paese. Senza contare che tutti i maître à penser della sinistra di quegli anni sono stati ex fascisti. Incluso Scalfari.

 

Quali sono stati i politici del PSI che sono rimasti più fedeli a suo padre?

Chi s’è comportato meglio tra i dirigenti è stato Gianni De Michelis e Margherita Boniver, non a caso oggi presidente della Fondazione Craxi.

 

Stando alle cronache, lei e suo fratello Bobo avete idee diverse su tanti argomenti. Cos’è che vi distingue maggiormente dal punto di vista della valutazione dell’eredità politica di vostro padre?

Io voglio bene a mio fratello ma la famiglia è l’occasione che ti dà la vita per fare delle amicizie. Puoi farle e puoi non farle. Noi evidentemente non l’abbiamo fatta. Craxi l’eredità politica non la lascia alla famiglia o a un erede, ma a un Paese. La raccoglierà chi avrà animo di capirla, ascoltarla e portarla avanti.

 

Qual è stato il più grande errore di suo padre e la più grande ingiustizia che ha subito?

Di errori ne ha fatti tanti. Come quando s’è illuso che i comunisti potessero cambiare portandoli nell’Internazionale Socialista, pensando di condurli sulla strada del socialismo democratico. La più grande ingiustizia? Le condanne che ha subìto, quel “latitante” che è un marchio di infamia gettato su chi ha servito lo Stato per tutta la sua vita.

 

Sono iniziate le riprese di Hammameth, il film di Gianni Amelio su Bettino Craxi. Cosa si aspetta da questo lavoro?

Non ne so molto di questo film, abbiamo avuto pochi contatti. Da quello che ho capito, il regista è più interessato al dramma umano e mi auguro che si legga l’ingiustizia dell’esilio.

 

Qual è il ricordo più bello e felice che ha di suo padre?

È difficile dirlo. Perché sui ricordi felici hanno prevalso il senso d’ingiustizia e il dolore degli ultimi anni.

 

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Un pensiero riguardo “L’Italia sovranista del 2019 vista da Bettino Craxi: intervista a Stefania Craxi

  1. Gianpiero Attuati Travostino 25 aprile 2019 — 18:56

    Tutto molto condivisibile , tutti i personaggi compreso la Signora
    Stefania, persone intelligenti, conoscitori della Storia, con idee proprie chiare e progetti politici veri.
    Da allora si è visto una sfilata di politici, di poco valore, inadeguati, preparati poco intelligenti e molto ignorantie soprattutto non conoscitori della Storia.

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