La legge è sacra? Intervista a Marco Cappato

Oltre ottocento persone si sono rivolte a lui per porre fine alla propria esistenza. Storie di malati terminali, ma anche di persone affette da forme gravi di depressione che pongono questioni a uno Stato che, finora, non è stato in grado di rispondere. In una società, come quella italiana, che spesso si trova più avanti di chi la rappresenta in parlamento, Marco Cappato è diventato il punto di riferimento delle battaglie italiane sul fine vita. Accompagnato da Mina Welby, dalle battaglie dell’Associazione Luca Coscioni e dal coraggio delle persone malate e dei loro familiari, la battaglia sull’eutanasia è una tappa fondamentale nel crocevia dei diritti civili del nostro Paese.

Perché è così importante? Quali sono i vantaggi della disobbedienza civile? Come si può distinguere un vero ‘disobbediente’ da un opportunista che viola le leggi in nome di battaglie civili? In attesa di conoscere la decisione della Corte Costituzionale prevista per il 24 settembre, Marco Cappato ha deciso di rispondere a queste domande (e a molte altre) a Prometeo Libero.

cappato-eutanasia-1
Marco Cappato

 

 

Marco, la legge è sacra?

D’istinto ti direi di no. Il diritto è uno strumento per difendere la libertà e il benessere delle persone. Poi ci sono le singole leggi, che sono un’altra cosa.

 

Come si fa a riconoscere una disobbedienza civile autentica, basata su istanze sociali e civili reali, da opportunismo o doppi fini travestiti da disobbedienza?

Non c’è un manuale. Secondo me un criterio fondamentale è quello dell’assunzione di responsabilità. Eludere una legge non basta, visto che la disobbedienza civile si fonda sull’autodenuncia. Oppure un’assunzione di rischio tale che renda consapevoli delle gravi conseguenze che possono derivare da un gesto.

 

Ogni cittadino ha una propria moralità che spesso diverge dalle regole imposte. Se ognuno disobbedisse in base alla propria morale, ci sarebbe il caos e vivremmo in una società invivibile. Ci sono dei principi che possono aiutare a capire meglio che tipo di disobbedienza si ha di fronte?

La decisione che sta alla base di una disobbedienza è del tutto soggettiva. È una valutazione morale, non giuridica: per quella persona, la legge è da violare perché ingiusta. Non c’è un modo prestabilito per distinguere obiettivi degni o meno di una disobbedienza. Se in futuro qualcuno dovesse andare contro ad una legge sull’eutanasia, sarebbe a tutti gli effetti un disobbediente.

 

Se un farmacista rende volutamente indisponibili i medicinali per abortire, sta facendo una disobbedienza civile?

Definirei un’azione di questo tipo più un’imposizione di coscienza che un’obiezione di coscienza. Non rischia nulla e impone una scelta a chi la deve subire.

 

Come fa il cittadino a distinguere l’imposizione di coscienza a cui hai fatto riferimento da una disobbedienza civile?

Nella nonviolenza metti in gioco te stesso a prescindere dalla finalità. Il fatto che il ‘disobbediente’ paghi le conseguenze in prima persona e non le faccia pagare agli altri è un indicatore importante. Altri criteri che possono aiutare sono quelli della gradualità e del dialogo. Se io, di punto in bianco, avessi portato una persona in Svizzera, mi fossi autodenunciato dalla sera alla mattina, non avrei avuto credibilità. E nessun parlamento sarebbe dovuto sottostare a un’iniziativa estemporanea di questo genere.

 

Vale la pena ricordare che tu e Mina Welby avete iniziato ad aiutare le persone a ottenere l’eutanasia all’estero dopo tre anni di silenzi del Parlamento sulla vostra legge d’iniziativa popolare

Sì, io e Mina Welby abbiamo iniziato con iniziative politiche, poi con la raccolta firme per la legge d’iniziativa popolare. Le abbiamo depositate, abbiamo aspettato invano per quasi tre anni ed è solo da quel momento che abbiamo iniziato la disobbedienza civile. Dietro all’aiuto dato a Dj Fabo ci sono anni di battaglie e di mobilitazioni.

 

Quindi i criteri possono essere sintetizzati così: assunzione di responsabilità, gradualità e capacità di dialogo con il potere. C’è qualcos’altro?

Non bisogna perdere mai di vista il diritto. Nel caso della nostra disobbedienza civile non ci siamo limitati dire che una legge fosse ingiusta, abbiamo anche sottolineato che violava norme costituzionali e di diritto internazionale, quindi di grado superiore. Rispetto all’epoca di Gandhi, il quadro delle leggi a difesa di diritti fondamentali s’è arricchito molto. Mi riferisco, per esempio, a principi dell’autodeterminazione individuale, della non discriminazione. Quindi la disobbedienza non è un’azione in spregio al diritto, ma un modo per cambiarlo e adeguarlo a leggi di ordine superiore. Marco Pannella diceva sempre: proposta e non protesta. La disobbedienza non è un atto contro, ma è un atto a favore di una riforma. Allo stesso tempo ho iniziato la disobbedienza civile sul fine vita perché credo che sia giusta da un punto di vista morale e soggettivo e doverosa dal punto di vista dei diritti fondamentali. Un giudizio che prescinde da quello che darà Corte Costituzionale.

 

Quante persone si sono rivolte a te per chiedere di poter usufruire dell’eutanasia?

Ormai sono quasi 800.

 

Essere un punto di riferimento per queste persone è una responsabilità umana e civile enorme

Queste persone dovrebbero potersi rivolgere non a me ma a dei professionisti di vario genere, specialisti, psichiatri. Anche perché molti di loro non rientrerebbero nei casi previsti per l’eutanasia. Pensiamo alle persone affette da una depressione curabile.

 

Di queste 800, in quante rientrano in casi depressivi?

Numeri consistenti, forse anche la metà. In molti casi io faccio affidamento su quello che loro mi dicono e non posso conoscere esattamente la situazione e la patologia. Conoscenze che nemmeno mi competono, visto che non ne ho la professionalità. Io do informazioni sulla situazione legislativa e sulle regole, consigliandogli sempre di affidarsi a uno psichiatra o a uno specialista. Anche nel caso di patologie fisiche è importante un supporto di questo tipo, magari viene confermata la volontà di morire ma si fa in una condizione di serenità e di consapevolezza diversa. Spesso la richiesta di morire è solo una richiesta d’aiuto.

 

È comunque meglio che una persona depressa non muoia lanciandosi da un ponte ma concluda la sua esistenza con un suicidio assistito, circondato dai suoi cari

In questi casi un quadro di legalità è comunque meglio della clandestinità. Come sull’aborto. Per rispondere alla tua osservazione, dobbiamo far riferimento all’esperienza degli Stati che hanno legalizzato il suicidio assistito. La scienza ci dice che, ad oggi, ci sono effettivamente delle forme depressive che non hanno soluzione. Schematizzando, nella depressione che nasce da un episodio drammatico nella propria esistenza, come la perdita di un proprio caro, ci sono più margini di trattamento. Quando i disturbi sono congeniti e refrattari alle cure, la sofferenza può essere paragonata a una patologia fisica. Tante sfumature che rendono necessarie procedure rigorose per evitare qualunque tipo di abuso. Il principio da rispettare è la libertà della persona, quindi la scelta di morire non dev’essere la conseguenza di uno stato psichico che rende incapaci di intendere o di volere. Eventuali decisioni in merito sono destinate a evolvere in continuazione in relazione ai progressi della medicina. La legalizzazione non è un’affermazione ideologica ma un tentativo concreto di governare un problema. Facciamo un parallelo con le droghe: non esiste un modello universale, ogni droga è a sé, le società sono differenti e le persone reagiscono in maniera diversa all’assunzione di sostanze stupefacenti. Lo Stato dovrebbe garantire libertà individuali ma anche strumenti per difendersi da ogni forma di abuso.

 

Restando sul tema-droghe, che ne pensi della proposta di Roberto Saviano di legalizzare la cocaina?

Penso sia assolutamente ragionevole. Mentre sull’eroina è consolidata la somministrazione sotto controllo medico, con la cocaina sarebbe più difficile. Ci sono tanti prodotti naturali a base di coca, non di cocaina, che potrebbero essere legalizzati tranquillamente. Sul fronte della cocaina, bisogna cercare una forma di legalizzazione in grado di controllare il mercato e il consumo.

 

In questi anni quali sono stati gli attacchi che ti hanno colpito di più? Qual è la tipologia di interlocutori con cui è stato impossibile stabilire un dialogo o un confronto?

Gli attacchi di quelli che scrivono sui muri “assassino” nemmeno li considero. Il confronto si arresta quando l’opposizione si basa su principi etici che impediscono la discussione. Quando qualcuno dice: la vita è sacra e non appartiene alla persona. Posizione legittima, ma che impedisce qualunque tipo di discussione. Se le obiezioni non offendono e riguardano il lato pratico, vanno prese sul serio.

 

Quali ad esempio?

Il rischio che la scelta di morire sia la conseguenza di una non adeguata cura della persona. È un rischio concreto ed è un’argomentazione che ha un suo fondamento. Così come il rischio di burocratizzazione, ovvero trattare questi casi in modo burocratico da parte delle strutture e del personale sanitario. Ma la clandestinità è comunque peggio.

 

Oggi, 19 settembre 2019, a Roma, ci sarà una manifestazione molto importante organizzata dall’Associazione Luca Coscioni per l’eutanasia legale. Quanto sarebbe importante e significativa la presenza di esponenti del nuovo governo?

La legge la deve approvare il Parlamento e ogni presenza politica sarebbe positiva. Non ci aspettiamo che sia il governo in quanto tale a fare una legge sull’eutanasia. Quello che può fare il nuovo esecutivo è non impedire al Parlamento di esprimersi. Finora i capi di partito hanno evitato che i parlamentari fossero liberi di esprimersi sul tema. E magari stimolare il servizio pubblico radiotelevisivo a ospitare dibattiti e spiegare ai cittadini la complessità e l’importanza dell’argomento.

Per rimanere aggiornato sulle nostre interviste, seguici anche su FACEBOOKhttp://www.facebook.com/prometeolibero1

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close