Cittadini armati che combattono i narcos messicani: intervista a José Manuel Mireles

José Manuel Mireles Valverde è un personaggio incredibile.

Medico chirurgo nello stato messicano di Michoacàn, nel 2013 Mireles crea una milizia armata di cittadini per difendersi dalle violenze di un cartello di narcos presente in quella regione del Messico. Una decisione presa dopo aver subito un sequestro e l’uccisione di alcuni familiari, dinamiche frequenti in quelle tante parti del Messico dove il narcotraffico è più forte del potere statale. Così, nello stesso anno, Mireles inizia a girare per i municipi del Michoacàn per incontrare la popolazione, spiegare le proprie intenzioni e arruolare cittadini disposti a imbracciare un’arma o un walkie talkie per difendere la propria incolumità e quella della propria famiglia. Si forma così un esercito non ufficiale composto da migliaia di cittadini, armi, giubbotti antiproiettile, pick-up e le immancabili magliette bianche con la scritta ‘Autodefensa’. Tra blitz, narcos scovati e sequestrati e una lotta armata senza quartiere, l’organizzazione di Mireles non passa inosservata e il governo – allora guidato da Enrique Peña Nieto – vede in lei una minaccia per la stabilità e la sicurezza dello Stato messicano

A inizio 2014, un incidente aereo tiene lontano Mireles dal gruppo che ha fondato. Gruppo che nel frattempo ha cambiato pelle: Mireles viene allontanato dall’Autodefensa, nel frattempo istituzionalizzata e trasformata in Fuerza de Policia Rural. Il medico rifiuta di aderire alla forza governativa e verso la metà di quell’anno viene arrestato per possesso di armi ed esplosivi.

Intanto emergono infiltrazioni di alcuni esponenti del crimine organizzato all’interno di alcune organizzazioni di autodefencia, che in certi casi assumono le caratteristiche di veri e propri gruppi criminali dediti alle estorsioni e al traffico di droga. L’Autodefencia ha cambiato pelle ma il chirurgo di Tepalcatepec no, e, una volta uscito di carcere dopo tre anni di detenzione, Mireles ha ancora voglia di combattere per il proprio Paese con metodi controversi e ancora al centro di un ampio dibattito pubblico in Messico.

José Manuel Mireles Valverde è un rivoluzionario? È un terrorista? È un patriota?

Lo scopriremo grazie a quest’intervista esclusiva rilasciata dallo stesso Mireles a Prometeo Libero, la prima a un portale italiano. A cui ha confidato cosa ha significato fare la guerra a una delle realtà criminali più feroci al mondo.

 

Dottor Mireles, quello che ha fatto con l’Autodefensa in Europa può essere percepito come qualcosa di pericoloso: un’ insubordinazione di un gruppo di cittadini che prevarica lo Stato nell’uso della violenza. Può spiegare a un cittadino italiano ed europeo perché questo discorso non può valere per il Messico?

Quando le autorità e il crimine organizzato fanno parte dello stesso sistema, o se lo Stato non assicura ai cittadini le garanzie del vivere civile, le persone hanno diritto a difendersi. Nel caso dell’Autodefensa, l’obiettivo era combattere per avere le garanzie costituzionali e far sì che la pace e la giustizia tornassero a regnare nelle nostre comunità. 

 

Chi sono davvero i narcos in Messico? La povertà può giustificare la parte meno violenta delle proprie attività o vanno considerati criminali sempre e in ogni caso?

Innanzitutto dobbiamo distinguere i narcos dalla criminalità organizzata. I primi sono coloro che vendono illegalmente le sostanze psicotrope. I secondi sono quelli che non si occupano sono di droga ma anche di sequestri, estorsioni e attività che mettono a rischio tutta la cittadinanza. La povertà può giustificare l’incremento delle attività criminali, senza dimenticare mai che in Messico la povertà è il frutto dell’assenza di politiche pubbliche nel campo dell’istruzione e del lavoro. Anche per questo tanti giovani vengono attirati dalla criminalità organizzata.

 

Perché il governo messicano non riesce a vincere contro il crimine organizzato? Troppo forti i narcos o troppe le compromissioni dello Stato nel crimine organizzato?

La corruzione delle autorità negli ultimi governi ha consolidato le strutture criminali. Il risultato è l’abbandono di tanti giovani e l’assenza di opportunità che hanno reso alcuni gruppi criminali i perni della società.

 

Se lei fosse il presidente del Messico quali sono le prime tre cose che farebbe per sradicare il crimine organizzato dalla società?

Combattere la corruzione a tutti i livelli, migliorare la qualità e le infrastrutture educative e diminuire le disuguaglianze sociali attraverso politiche pubbliche che sviluppino la produttività del Paese.

 

Lei ha trascorso tre anni di prigione per la sua attività armata. Quali sono stati i principali errori nella gestione dell’Autodefensa?

Confidare in autorità che invece erano colluse con il crimine organizzato.

 

Cosa possono fare i cittadini per combattere le associazioni criminali senza usare a loro volta le armi e la violenza?

Puntare sull’educazione delle nuove generazioni, terreno fertile per la ripresa e lo sviluppo del nostro Paese.

 

In un’intervista ha detto che non crede nella politica e nelle ideologie e che i cittadini dovrebbero gestire direttamente il potere. Però nelle democrazie del mondo il potere è mediato e senza questa mediazione si rischia il disordine e l’anarchia

Non sono mai stato contro il concetto di governo, a patto che il governo garantisca la giustizia, la prosperità e lo sviluppo dei governati.

 

In Italia abbiamo combattuto la Mafia con leggi speciali ma soprattutto con l’indignazione della cittadinanza di fronte alla sua violenza. Su quest’ultimo fronte, qual è la situazione oggi in Messico? 

Ogni sistema è differente e bisogna regolarsi in base alle caratteristiche del contesto che si vuole analizzare. Ricordiamo solo che il problema è più ampio, visto che la gran parte delle armi nelle mani del crimine organizzato messicano proviene dagli Stati Uniti.

 

Com’è stata la sua esperienza in prigione?

In quanto prigioniero politico, ero diviso dagli altri prigionieri e alla mia famiglia non erano concesse visite. È stata una tortura psicologica, un’esperienza durissima caratterizzata dalla violazione dei diritti umani fondamentali, un modo per fare a pezzi le tue idee e fartele rinnegare.

 

 Come funziona la giustizia in Messico? È realmente autonoma dal potere politico?

Fino al recente passato l’autonomia della giustizia era manipolabile dal potere politico. Adesso la situazione è cambiata, anche grazie alle misure più serie e coraggiose del nuovo governo.

 

Quali sono i suoi progetti per il futuro? 

Continuare a lottare per il mio Paese. Il Messico è un paese con grandi potenzialità che verranno espresse solo grazie al lavoro e all’unità dei suoi cittadini.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close